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Decreto Ristori e i contributi per le imprese

La pandemia da Covid-19 ha messo a dura prova la sanità pubblica, inducendo i Governi ad adottare misure di contenimento del contagio molto stringenti.

L’impatto sull’economia è evidente e la drastica e repentina cessazione di molte attività commerciali ne è la prova.

Bar, ristoranti, pasticcerie, negozi di abbigliamento… la lista delle imprese che lottano per restare a galla è lunga.

A fronte delle disposizioni di limitazione della mobilità personale, previste dal DPCM del 25 ottobre, il Governo ha emanato una serie di misure a sostegno dei settori produttivi più colpiti, stanziando risorse liquide.

Esatto, stiamo parlando del Decreto Ristori, o meglio, dei Decreti Ristori.

Da novembre ad oggi, se ne contano già quattro.

Gestisci una caffetteria e non sai se puoi chiedere il sussidio? Hai una pizzeria e non sai se avvalerti della cassa integrazione per i tuoi dipendenti? Sei un ristoratore e ti chiedi come far fronte a tutte le scadenze fiscali?

Sono tutti dubbi legittimi di cui i Decreti cercano di farsi carico e ai quali noi, ora, tenteremo di dare una risposta trasparente.

Chi può usufruire del contributo a fondo perduto?

Il DI Ristori 1 destina il contributo agli operatori IVA che svolgono prevalentemente attività il cui codice ATECO è compreso nell’Allegato 1 del testo normativo.

Il contributo è calcolato in base al fatturato dello scorso aprile e spetterà a condizione che gli incassi del mese di aprile 2020 siano inferiori per ⅔ a quelli di aprile 2019.

Se non avete i requisiti appena indicati, niente paura! La possibilità di richiedere il contributo si estende anche a chi non rispetta tali parametri e che ha attivato la partita IVA a partire dal 1° Gennaio 2019.

Spetta, inoltre, sia a chi ha già usufruito dell’aiuto previsto dal Decreto Rilancio, sia a chi non l’ha percepito. Questi ultimi, però, dovranno presentare un’apposita istanza online predisposta dall’Agenzia delle Entrate a giugno 2020.

Chi è escluso?

Non potranno beneficiarne, invece, coloro che hanno aperto partita IVA a partire dal 25 ottobre 2020, né i soggetti la cui partita IVA risulti cessata alla data di presentazione dell’istanza.

Le contromisure economiche del Dl Ristori non finiscono qui.

Esso ha, infatti, previsto ulteriori sei settimane di Cassa integrazione, da utilizzare tra il 16 novembre 2020 e il 31 gennaio 2021 e che dovranno essere richieste tramite una domanda di concessione all’Inps, nella quale il datore di lavoro dovrà autocertificare una determinata diminuzione del fatturato.

Inoltre è sancito il blocco dei licenziamenti e la sospensione del versamento dei contributi previdenziali.

Altra questione importante è quella legata ai locali in cui si svolge l’attività d’impresa, sfruttati solamente in minima parte in questo periodo.

Il Governo ha deciso di predisporre un credito di imposta cedibile al 60% per gli affitti commerciali dei mesi di ottobre, novembre e dicembre.

Per quanto concerne, per contro, i proprietari e i gestori, la cancellazione della rata IMU di dicembre viene incontro alle loro esigenze.

Le specifiche dei singoli DI Ristori

decreto ristori e contributo a fondo perduto
Caronte consultancy

Come accennato in precedenza, il Consiglio dei Ministri ha operato tre integrazioni del Ristori 1, come, ad esempio la maggiorazione, prevista dal Ristori bis, del 50% delle quote previste per le gelaterie, i bar, le pasticcerie e gli alberghi, che arrivano, così, al 200%, al pari delle attività di ristorazione.

Il Ristori ter, invece, si occupa di incrementare il fondo per fronteggiare le difficoltà delle attività economiche che operano in Regioni che passano ad una fascia di rischio più alta.

E ancora, Il Ristori quater prescrive il rinvio al 30 aprile 2021 dei versamenti del secondo acconto Irpef, Ires e Irap per tutte le attività individuate dal Ristori bis e per tutti i
ristoranti delle zone arancioni e sospende i versamenti delle ritenute, dell’Iva e dei contributi previdenziali di dicembre.

In questi mesi invernali, inoltre, abbiamo si è parlato molto anche di un eventuale Ristori quinquies. Si prevede un aumento dei possibili beneficiari dei sussidi, ma si perderebbe l’automaticità dell’erogazione.

La domanda, infatti, sarà sottostante a parametri più stringenti, che richiedono addirittura
l’impiego di una nuova piattaforma. Ciò comporterà un nuovo invio dei dati da parte delle aziende, anche se sempre in modalità autocertificata o quantomeno verificati dai professionisti che assistono le aziende.

Conclusioni

Difficile capire quali saranno le future direttive che il Governo emanerà nei prossimi mesi, ma la sensazione è che si “navighi a vista”, cercando di venire incontro alle esigenze che le varie imprese manifestano man mano che la lotta al Covid-19 prosegue.

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