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Il costo dei licenziamenti nell’Unione Europea

L’Unione Europea nasce dall’idea di rendere uniformi tra le diverse legislazioni degli Stati Membri, ma la normativa inerente al licenziamento varia di Paese in Paese, soprattutto quando si parla di costi.

Infatti, anche se l’Unione Europea più volte ha sottolineato l’esigenza della tutela dell’occupazione dei lavoratori ponendo degli obblighi ai datori di lavoro prima di decidere di porre fine al rapporto di lavoro, il costo sociale ed economico dei licenziamenti è ancora elevato. 

Ma quanto è il costo del licenziamento negli altri Paesi dell’Unione Europea?

Molti Stati Membri, colpiti dalla crisi economica, si sono prefissati l’obiettivo di rivalutare la disciplina dei licenziamenti in tema di costi. 

La Spagna, con la riforma Real Decreto-ley n. 3/201230, ha notevolmente ridotto l’entità dell’indennizzo in caso di licenziamento ingiustificato e ha incluso tra i motivi oggettivi che legittimano il licenziamento anche quelli economici, quali individuando perdite sia attuali che future in cui può incorrere l’azienda.  

Altro esempio, è l’Ungheria che con il nuovo Codice, ha introdotto una tutela risarcitoria limitata ad un massimo di 12 mensilità.

E l’Italia, invece?

Licenziamenti in Europa

In Italia, invece, licenziare un lavoratore presuppone per il Datore di Lavoro un costo decisamente elevato. 

Il pagamento del ticket per i licenziamenti individuali a carico del datore di lavoro, stando alle ultime indicazioni fornite dall’INPS, ha un valore pari a 503,30 euro per ogni anno di lavoro effettuato.

L’importo è maggiore se si tratta dei licenziamenti collettivi, il quale può arrivare fino a da 1.509,84 euro per un lavoratore con un solo anno di esperienza.

Ovviamente, la situazione emergenziale che ha visto coinvolti tutti gli Stati Membri non ha di certo risolto il problema.

Anzi si precisa che l’Italia è l’unico Paese europeo ad aver bloccato i licenziamenti rispetto alla Spagna e la Grecia, le quali hanno optato per la sola sospensione dei licenziamenti economici.

Tale decisione ha portato ad un evidente calo di occupazione, rispetto alla Francia e Germania, che a differenza dell’Italia non hanno previsto alcuna sospensione.

Stando ai dati riportati, sarà quindi difficile sperare in una diminuzione dei costi dell’occupazione e soprattutto alla creazione di nuovi posti di lavoro.


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